Negli ultimi anni si sente parlare sempre più spesso di “neurodivergenza”. È un termine che compare nei social, negli articoli di divulgazione, nei dibattiti sull’inclusione. Ma cosa significa davvero? E cosa vuol dire essere neurodivergenti?
Una mente che funziona in modo diverso — non sbagliato
La parola neurodivergenza indica semplicemente una variazione del funzionamento neurologico rispetto alla maggioranza della popolazione. In altre parole, il cervello di una persona neurodivergente processa informazioni, stimoli, emozioni o regole sociali in modo diverso rispetto a quello che è considerato “tipico”.
Il termine nasce per superare la visione patologizzante secondo cui ogni differenza dal comportamento “normale” debba essere vista come un difetto. Invece, la neurodivergenza è una variante naturale della diversità umana. Non si tratta di essere malati, ma di essere diversi nel modo di percepire, pensare e reagire al mondo.
Chi è considerato neurodivergente?
Ci sono diverse condizioni che rientrano sotto l’ombrello della neurodivergenza. Le principali includono:
- ADHD (Disturbo da Deficit di Attenzione e Iperattività)
- Autismo (disturbo dello spettro autistico)
- Dislessia e altri disturbi dell’apprendimento
- Disprassia, discalculia, disgrafia
- Sindromi genetiche o neurologiche che alterano il funzionamento cognitivo
- Alcune forme di Tourette, ansia cronica, OCD (disturbo ossessivo-compulsivo)
- E anche chi ha un profilo di funzionamento atipico senza una diagnosi precisa
Importante: non tutte le persone neurodivergenti sono “disabili”, e non tutte hanno bisogno delle stesse cose. Alcune richiedono supporti e accomodamenti specifici, altre semplicemente beneficiano di ambienti più flessibili e accoglienti.
Alcuni esempi concreti
Per capire meglio, ecco alcune situazioni comuni che possono aiutare a visualizzare cosa significhi essere neurodivergenti:
- Una persona con ADHD può avere grandi difficoltà a iniziare attività noiose ma essere capace di concentrarsi per ore se qualcosa la appassiona (il famoso iperfoco).
- Una persona autistica può percepire suoni, luci o odori con una sensibilità molto maggiore rispetto agli altri, e sentirsi sovraccarica in ambienti affollati.
- Una persona con dislessia può avere intelligenza e creatività sopra la media ma leggere lentamente o con fatica, soprattutto se sotto pressione.
- Una persona con OCD può sapere razionalmente che un gesto ripetitivo non ha senso, ma sentire un’ansia insostenibile se non lo fa.
Neurodivergente non vuol dire meno capace
Essere neurodivergenti non significa essere meno intelligenti o meno validi. Al contrario, molte persone con profili atipici portano visioni fuori dagli schemi, creatività, soluzioni originali ai problemi, o una sensibilità fuori dal comune.
Il problema, spesso, non è la neurodivergenza in sé — ma il fatto che il mondo in cui viviamo è stato progettato per un solo modo di funzionare: quello “neurotipico”. Questo crea ostacoli invisibili, incomprensioni, o etichette sbagliate (“sei pigro”, “sei troppo sensibile”, “sei strano”).
Perché è importante parlarne
Capire la neurodivergenza è un passo fondamentale per costruire una società più equa, più accogliente, e più intelligente. Vuol dire smettere di cercare di “aggiustare” chi è diverso e iniziare a chiedersi come possiamo cambiare l’ambiente per far emergere il potenziale di tutti.
In conclusione
Neurodivergenza non è una parola di moda. È un concetto che ci aiuta a guardare con più rispetto e curiosità la varietà dell’esperienza umana. E a capire che non c’è un solo modo giusto di essere.
